Nel Novembre 2018 il Parlamento Italiano lancia una campagna contro la violenza sulle donne che dice così:”Non è normale che sia normale”.

Abbastanza eloquente anche se non del tutto efficace visto che la percezione di questa grave ingiustizia rimane abbastanza bassa.

Sia negli uomini che, soprattutto nelle donne.

E’ esattamente la percezione di dove è il limite che resta un dibattito aperto per il fatto che dipende sensibilmente da cultura a cultura, dal livello socio-economico, dalle opportunità e dagli eventuali sostegni e aiuti.

Le donne oggi hanno maggiore consapevolezza di sè, di ciò che possono fare e ottenere, che possono lavorare per badare a se stesse e che possono essere curate e assistite.

Ho usato il verbo “possono” a proposito.

Potrebbero fare questo e quello e potrebbero ottenere ciò che vogliono solo che molto spesso non comprendono il QUANDO.

Quando è il limite della sopportazione, quando una discussione diventa violenza, quando la gelosia non è più un incantesimo d’amore e quando la mancanza di libertà individuale diventa prigione.

Forse è questo che oggi è necessario comunicare con forza.

Non è un limite personale ma un concetto più ampio dove trova posto la dignità di una donna, la sua individualità e soggettività esclusiva ma anche la sua femminilità assolutamente in contrasto con la brutalità ancestrale dell’uomo.

Cominciamo a comunicare quali sono i campanelli di allarme non giustificati, quali abusi vanno al di là dello scherzo, quale carezza o bacio sono un sintomo di controllo e non di tenerezza e quale aiuto è di fatto il tentativo di sostituirsi a noi annientando completamente la nostra volontà.

Quando DAVVERO te ne accorgi già è tardi.

Il femminismo non ha ancora cambiato il nostro DNA.

E ancora dubitiamo del nostro pensiero e del nostro istinto pensando che quello che dice lui, in fondo “è giusto” o è “per il bene di tutta la famiglia”.

Perchè? Perchè dovrebbe sapere qual’è il nostro bene o quello della nostra famiglia se da quando siamo scimmie il suo unico lavoro è procurarsi da vivere?

Ilaria Ventura